L’albero, in sanscrito Vrksá, ricopre un ruolo fondamentale nelle mitologie indú, buddhista e jainista. In India gli alberi sono oggetto di Culto in quanto associati alle divinitá.
Il culto degli alberi é stato fatto risalire alla civiltà della Valle dell’Indo, grazie al ritrovamento ad Harappa di alcuni sigilli di argilla raffiguranti fichi delle pagode, o fichi sacri ( icus religiosa).
Nel buddhismo, il fico delle pagode é sacro perché é l’albero sotto il quale Siddhartha Gautama ricevette l’illuminazione) e divenne il Buddha, il ”risvegliato”, consapevole del dhamma la veritá ultima, il fondamento di tutte le cose. In alcuni dei piú esempi di arte buddhista, il Buddha é spesso rappresentato in forma di albero. Mentre l’albero del Buddha é ampiamente conosciuto, nel jainismo ogni jina che trova il modo di evadere dal mondo materiale medita sotto un determinato albero.
Ognuno dei ventiquattro Jina di ogni eone ha quindi un suo albero a cui é associato. Anche nell’Induismo ogni divinitá é associata a un’albero. Il baniano é la pianta sotto cui siede Šiva, al quale vengono offerti dei rametti di bilva (aegle marmelos); Visnu é associato alla Kadambae al tulsī, il basilico sacro; la Dea al tamarindo e al nīm: e il dio dell’amore, Kāmadeva, al mango.
Il re dei Deva , Indra possiede un giardino chiamato ” Nandankanan” dove si trova l’albero che esaudisce i desideri. Siva e Shakti si tengono compagnia in una foresta di cedri. Hanumān predilige le foreste di banani, o Kadalīvana. Ganeša preferisce le canne da zucchero o Iksuvana.
A Krsna piacciono le selve di basilico fragrante, Vrndāvana, e il profumo dolce del boschetto conosciuto come ”Madhuvana”. Esistono tante storie su come sono nate le piante. In una di queste si narra che siano spuntate quando Brahmā si strappò i capelli e li posò sulla dea terra.
Nella mitologia vedica, la dea Sākambharī é nota come la “madre di tutte le piante”. Nella letteratura brahmanica, la dea terra fu immersa nei mari finché Prajāpati, prendendo la forma di un cinghiale, non la trasse dalle acque tenendola sul muso e la posò sulla schiena di una tartaruga, nel farlo, le sue possenti zanne le trafissero il corpo e la fecondarono con i semi delle piante. Nella poesia classica sancrita, le piante sbocciano grazie alle risate di una donna, ed é per questo che in primavera le donne vengono invitate a danzare, cantare e giocare nei giardini reali. Persino nell’arte Buddhista si trovano ninfe danzanti e sorridenti che reggono rami. Sono tutte quanti antiche immagini di fertilitá associate alla feconditá.
Namastè